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'PEPPE LA LUNA', STORIA DEL COMMERCIO A L'AQUILA
''I NEGOZI IN CENTRO NON SUPERERANNO IL 2013''

Pubblicazione: 24 marzo 2013 alle ore 08:04

Giuseppe Colaneri, ''Peppe la Luna''
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L’AQUILA - Giuseppe Colaneri è il titolare del “mitico” negozio “la Luna”. Tutti all’Aquila lo conoscono come “Peppe la Luna”.

“Tocca chiudere qui non girano persone, il progetto che ci avevano prospettato di riportare decine di attività in centro storico non esiste”, spiega amareggiato ad AbruzzoWeb.

È con lui che vogliamo scambiare due chiacchiere sulla situazione delle attività nel cuore della città terremotata, per sentire chi ha un punto di vista vero perché vive sulla propria pelle il dramma del tentare di (ri)lavorare in centro storico.

Peppe, tu sei tornato in centro dopo varie peripezie, e pieno di speranza.

Sì, ci ho sperato, ho voluto fortemente tornare in centro, “tra le mura” come diciamo noi, dopo il sisma. Mi ero temporaneamente posizionato in via Strinella, poi nella zona di Sassa sino al 2011, e poi nel 2012 la scelta di rimettermi dove sono sempre stato: in corso Vittorio Emanuele.

Che prospettive vedevi nel tornare in centro?

Il Comune ci chiamò e ci prospettò un progetto che avrebbe dovuto riportare in centro molte decine di attività, almeno una sessantina, in edifici parzialmente agibili. Avremmo dovuto avere incentivi, e invece eccoci qua, in pochi. Attorno a me c’è Tezenis abbigliamento, poi il bar Maccarone (che ha chiuso dopo 60 anni, ndr) Cavallo oreficeria e qualche altro. Tutto qui. E in tutti noi ormai è subentrato il pessimismo. Non supereremo quest’annata in centro. E poi la scossa ultima di novembre 2012 ci ha costretto a richiudere per diverse settimane.

Avete avuto incentivi?

Io ho avuto solo 2.400 euro per tre mesi, secondo le ordinanze. Ora ci promettono sconti su occupazione suolo pubblico, insegne, tarsu: ma è poca cosa. Le associazioni di categoria non hanno ottenuto risultati soddisfacenti per noi e le banche non agevolano certo il credito per il piccolo commercio ed artigiani. È davvero durissima qui, oltre alla crisi generalizzata del settore.

Intanto la zona franca urbana sta arrivando, ad aprile scadono i termini per i contributi.

Sì lo so, ma basta una pendenza e sei escluso; io sto facendo la domanda, come tanti. Ma in centro il problema è che è saltata la strategia che ci avevano prospettato in Comune. E le gente non ci gira, hai voglia a fare. E sarà così per molti anni, altro che 2018...

Qual è oggi la tipologia dei tuoi clienti?

Ormai ho cambiato totalmente tipo di cliente rispetto a prima del sisma. Pochissimi aquilani, molti turisti, specie nel fine settimana, e studenti nel giovedì sera. Molti disprezzano i turisti che vengono gente a fare le foto “sul macabro”, io dico meno male che almeno loro ci vengono in centro! Vendo molti gadget legati alla città, prima cosa impensabile: calamite, magliette, francobolli, cartoline. Quando vengono qui, i forestieri si rendono conto di come sia drammaticamente diversa la realtà aquilana vista dal vero, inimmaginabile dalle televisioni.

Sei stato un negozio innovativo, hai fatto la storia in città.

Sto nel commercio da quando avevo 17 anni. La Luna la aprii nel 1981, in via dei Giardini, poi mi spostai in via Paganica e dal 1983 sta qui, in corso Vittorio Emanuele. Mi caratterizzavo essenzialmente per la musica, dischi e oggetti collegati. Ero specializzato con musica da discoteca, qui si rifornivano tutti i dj della città; passavano da me tutti, “Il Guru” Di Paolo, “Mozart” Maurizio Lega, Claudio Spagnoli, i fratelli Grimaldi Oscar e Luca, Carosone Dj, tanto per fare qualche nome.

Hai gestito anche altri locali in centro?

Sì, ho lavorato nel settore bar: lo Sweet Home, che andava forte nei ’90, ed il Witch Queen. E ancora prima ho fatto il Dj al Koala, un’altra epoca, con Danilo Mazzetti e Valter Musicò. Tutta la mia vota lavorativa si è svolta in centro, sarebbe difficile per me, se non impossibile, riconvertirmi alla logica del centro commerciale. Un negozio è un qualcosa che crea l’identità della città, non è solo un punto di vendita di merce.

E dove andrai se chiudi qui?

Non lo so, non riesco a vedermi fuori dal centro storico. Davvero, è più forte di me stare qui. Nonostante tutto. È la mia vita, anche in questa situazione terribilmente difficile.



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