• Abruzzoweb sponsor

'NDUCCIO, 'RIDERE FA BENE ALL'ANIMA'
'MA LA MIA PESCARA E' DIVENTATA BRUTTA'

Pubblicazione: 16 marzo 2015 alle ore 09:04

Nduccio
di

PESCARA - Il suo nome all'anagrafe è Germano D’Aurelio, ma i più lo conoscono con il suo nome d’arte '''Nduccio'' ed è lo showman simbolo della risata abruzzese.

'Nduccio, pescarese doc, è l’autore di numerosi spettacoli dialettali e delle simpatiche canzoni che propone al pubblico per suscitare la risata: le sue esibizioni da sempre attraggano tante persone amanti della risata e della analisi, in chiave ironica, della propria regione.

Simpatico e naturale, oltre che grande lettore della testata abruzzese AbruzzoWeb, grazie alla quale "mi aggiorno", come egli stesso racconta, ha rivelato un grande interesse anche per la politica, che però non riesce a coltivare per mancanza di tempo ma anche per la beneficenza, avendo dei forti e sinceri principi cristiani, pur avendo ricoperto per qualche periodo anche l'incarico di assessore a Montesilvano (Pescara).

La comicità è una dote naturale come saper cantare o saper recitare, lei come ha scoperto di saper divertire?

Il libro più interessante ed educativo è sicuramente il Vangelo. Lì un barbone, che poi hanno ucciso, parla dei “talenti”. Ognuno di noi, per merito del Creatore (per chi ci crede) o del Dna, o di qualche misteriosa legge, possiede ciò che chiamiamo un talento naturale. È la cifra che ci permette di affrontare questo mondo, di sopravvivere, di nutrirci e nutrire i nostri discendenti. Io penso che ognuno di noi abbia un talento che ci dà da vivere. Non ne abbiamo in quantità uguali, ma ognuno ne ha abbastanza che gli garantisca la vita. Fortunato è chi capisce e segue la sua natura. Io mi sono dapprima ribellato alla mia stessa natura, pensando di essere un musicista, poi un impiegato e poi un artista. In realtà ero un buffone che aveva e ha il compito importante e non sempre elegante di far ridere. Me ne sono accorto presto, ma ho fatto finta di non saperlo per tanti anni.

Quale suo spettacolo, secondo lei, ha saputo far ridere di più?

Questa è una risposta che in realtà non posso dare io, ma il pubblico. E del resto se dovessi pensare al mio spettacolo più bello direi: ''Devo ancora farlo!''

Cosa prova ogni volta che vede il suo pubblico ridere?

È una gioia immensa! Ma non solo far ridere; la gioia è quella di poter emozionare. Credo che anche commuovere il pubblico sia gratificante per chi sceglie, come me, di comunicare se stesso da un palco.

In questo periodo di crisi quanto conta la risata? Sente un po’ la responsabilità di rallegrare il suo pubblico?

La risata, dissi anni fa in un’intervista, è il bene dell’anima, e ne sono ancora convinto. Dispensa buonumore, riesce a rigenerare il corpo stesso portando in circolo, nel sangue, gli umori buoni, positivi. Non quelli che fanno diventare cattivo il fegato, ma quelli che alimentano la serotonina, e che oltretutto ci innalzano i valori del sistema immunitario.

Se Germano D’Aurelio non fosse diventato un’icona della risata abruzzese, chi sarebbe?

In realtà sono solo un operaio dello spettacolo al servizio della cultura popolare della mia terra. Non so che cosa avrei fatto, ma qualsiasi cosa l'avrei fatta con passione: dall’operaio al contadino, dall’artigiano al bandista, dall’insegnante (mi piacerebbe ancora farlo) al ricercatore.

Sinceramente, qual è la cosa che invece fa più ridere lei?

Tutto, anzi moltissime cose, purché vere, anche finte, che non siano false. Molti comici non mi fanno ridere. Non so, percepisco del falso in alcuni atteggiamenti, o peggio presunzione. Presumono a priori di essere bravi, poverini! Il palcoscenico è ogni volta un bagno di umiltà, sennò non vale la pena affrontarlo. Io riesco a ridere anche vedendo un gatto furtivo scappare, o un bambino che cerca di fregare un adulto. Mi fanno ridere molte cose, direi il mondo stesso, a volte la natura. Ma è una dimensione di analisi che si raggiunge col tempo, e con molto amore verso tutto il Creato.

Durante la sua carriera ha avuto anche una parentesi come assessore a Montesilvano, quale realtà ha trovato?  È difficile far politica oggi?

Direbbe il Duce: ''Non è impossibile amministrare gli Italiani, è inutile!''. La realtà è complessa e si trova a un punto difficile, il cittadino è vicino alla totale intolleranza e sfiducia. Ho scoperto troppo tardi questa mia vocazione e oggi con un lavoro che mi assorbe tantissimo ho realizzato con onestà, di non avere tutte le energie necessarie disponibili. È stata un’ottima esperienza, molto formativa. Difficilissima, complessa ma affascinante. Se non avessi tutti gli impegni che ho, la rifarei volentieri.

A proposito di impegni, lei si dedica molto anche alla beneficenza.

La beneficenza è un’attività che si esercita sottovoce soprattutto per chi, come me, ha forti riferimenti cristiani: cerco di portare disponibilità laddove penso sia utile. Dalle carceri alle comunità di recupero, all’Africa, dove da 13 anni, attraverso la onlus www.fratellomio.it, seguo diversi progetti. Tutto qui!

Tra pochi giorni ci sarà la Giornata Mondiale della Felicità: cosa presenterà il re della risata abruzzese?

Si il 20 marzo. Per l'occasione, il 19, insieme alla Fondazione Dean Martin, con la stessa Orchestra Dean Martin diretta da Antonella De Angelis, presenteremo Pierino e il Lupo con testo originale inedito, omaggio all’Abruzzo patria del lupo. Un immaginario Serghei Prokofiev, pastorello abruzzese osservando la ricca variegata famiglia di animali presente ogni giorno nei campi dei suoi pascoli, scrive una favola musicale interamente ambientata proprio qui, forse tra Pescasseroli, Civitella Alfedena e Opi. La favola è dedicata ai bambini, ma non mancherà di divertire anche gli adulti, celebrando così per un'ora la "possibile" felicità, diritto di ogni uomo, come stabilito dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Da pescarese, una battuta che descriva al meglio la sua città.

Una bellissima donna senza testa. Troppo audace come risposta? Troppo provocatoria? Beh sì, forse. Ma per me Pescara è una bella creatura, dalla nascita. Ma hanno fatto abbastanza per "smostrarla", renderla scontrosa e piena di difetti. ''Era ‘na bella citele'', lo sviluppo l’ha deturpata: i negozi al posto delle autorimesse, la confusione al posto della quiete, il cemento al posto dei parcheggi, i palazzi al posto del verde, i supermercati al posto dei teatri... E potrei continuare per un bel pezzo! Ci stanno degli istituti di bellezza che fanno miracoli, spero ne trovi uno la mia città.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui