''L'AQUILA E L'ITALIA VITTIME
DELL'EURO''; TRINGALI SPIEGA
''I MOTIVI DEL DISASTRO UE''

Pubblicazione: 28 luglio 2013 alle ore 08:03

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GENOVA - Togliere di mezzo "miti e favolette" che difendono ancora l'Euro, "moneta che non sta fallendo, ma completando il progetto per cui è stata creata. L'ex premier Mario Monti parlò di successo dell'Euro in Grecia. Chi l'ha messo in piedi sapeva quali disastri avrebbe provocato e a vantaggio di chi, questa è la verità".

Fabrizio Tringali, analista-programmatore informatico e delegato sindacale Fiom a Genova, non è sorpreso dalla crisi dell'Eurozona. Preoccupato sì, molto, ma non sorpreso.

Che cosa è l'Euro e a cosa servono i vincoli che ne derivano, Tringali lo ha scritto in un libro insieme a Marino Badiale, professore universitario di Analisi matematica all'Università di Torino: 'La trappola dell'euro. La crisi, le cause, le conseguenze, la via d'uscita', (edizioni Asterios).

Tringali, lei è convinto che l'Euro non sia un fallimento, ma il successo di pochi.

Basta guardare la realtà. Se rivediamo i testi universitari di economia che trattano anche esperienze precedenti all'Euro, come il serpente monetario europeo (Sme), capiamo ciò che sta succedendo adesso. Era tutto previsto, era scientificamente e logicamente provato il dramma che viviamo oggi nell'Eurozona, siamo nel campo della razionalità. Ogni forma di politica economica avvantaggia qualcuno e danneggia qualcun altro, zero dubbi su questo. Ora, secondo voi chi è che trae vantaggio dall’Euro? La Germania? Bene, ma cosa intendiamo quando diciamo Germania? La popolazione, oppure buona parte della classe dirigente e del ceto industriale più forte? La stessa domanda va posta per il caso italiano. In Italia chi ottiene vantaggi dall’Euro e per questo lo difende? I Sergio Marchionne, i Luca Cordero di Montezemolo, insomma chi ha assolutamente da guadagnare dai vincoli della moneta unica, che spingono all’abbassamento del costo del lavoro, alla distruzione delle rivendicazioni del ceto salariato, permettono investimenti esteri e trasferimenti di capitali più facili, e così via. Ai ceti popolari e medi produttivi l’Euro non va affatto bene, ma negli anni è stato venduto in Italia come una panacea ai mali italiani, quindi anche chi ci sta rimettendo ha paura di uscire dall’Euro.

La forza ideologica dell’Euro.

Chi lo ha costruito sapeva benissimo quali sarebbero stati i risultati. Si intendeva dare maggiore competitività alle grosse aziende e imprese produttive a spese della stragrande maggioranza della popolazione, e si voleva aprire la grande privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici, ma senza la distruzione della ‘chiave’ degli Stati nazionali per spendere tutto questo non si poteva fare.

Secondo lei non corrisponde al vero l’eccessiva spesa, diciamo pure lo sperpero che ha segnato l’Italia della Lira?

Di vero c’è pochissimo. La macroeconomia dimostra cose che troppi italiani non sanno.

L’opinione pubblica ce l’ha con la casta, con le auto blu, con gli F35.

Perché chi comanda i mezzi di informazione, a livello trasversale, parla di cose che sul futuro economico e sociale del Paese incidono pochissimo. Anche per me la casta, le auto blu e gli F35 sono brutti, ma non si può non parlare mai, dico mai, del problema più grande e pericoloso che abbiamo, cioè l’Euro, che, anzi, viene difeso praticamente sempre. Non esiste una opposizione di massa all’Euro, purtroppo. È difficile arrivare al grosso della popolazione con le informazioni corrette su ciò che va fatto e che non va fatto, nonostante ottimi lavori come quelli firmati da Alberto Bagnai, Paolo Becchi, Paolo Barnard, che hanno portato sicuramente dei risultati, ma sono lavori che fanno fatica a imporsi su larga scala. Io ho cercato di fare il mio, ma per far capire alla gente qual è la verità serve altro.

Neanche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo?

Si sta sgretolando miseramente, oltre a continuare a fare fatica nel proporre una corretta informazione sull’Euro. All’interno del Movimento se ne parla, in alto no, e quando se ne parla si fa con confusione, senza un’analisi approfondita. Gianroberto Casaleggio in una recente intervista non ha detto mezza parola sui problemi reali del Paese. Sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggettivamente sta mettendo a bagno, distruggendola, la nostra Costituzione pur di difendere i vincoli europei, è riuscito a dire che il suo problema è l’età. Disarmante. Grillo e il M5S hanno sostanzialmente sposato la teoria sbagliata sull’Euro e sull’economia, attaccando il debito pubblico e fomentando la bufala dell’Italia spendacciona che ha causato il disastro attuale.

Due anni fa il problema era il debito pubblico.

Quando hanno buttato l’allora premier Silvio Berlusconi. Due anni fa qualcuno che non conosce l’Euro e i vincoli europei poteva anche crederci, ma oggi? Sono passati 24 mesi, non due. Che cosa è accaduto? Il debito è aumentato e il prodotto interno lordo è sceso, quindi il rapporto debito/pil è peggiorato. E finche resteremo nell’Euro continueremo a peggiorare, è evidente. Il debito pubblico, lo dicono i documenti europei, fuori dall’Euro sarebbe ancora più sostenibile di adesso e il Paese non rischierebbe il default, perché non avrebbe più una moneta con un cambio bloccato. Magari con qualche difficoltà iniziale, ma ci rimetteremmo in sesto. Invece così scivoliamo all’inferno.

Una parte delle istituzioni aquilane è scagliata contro l’Unione Europea che non permette di sforare i vincoli del 3 per cento del rapporto debito/pil, neanche virtualmente, per finanziare la ricostruzione della città terremotata. Un’emergenza nazionale, come altre, che va affrontata a Bruxelles.

È sostanzialmente un’assurdità, spero che gli aquilani lo abbiano capito. La parola emergenza, se non fossimo in una situazione grottesca, drammatica, ci farebbe sorridere. L’Aquila, purtroppo, si trova in un Paese in emergenza continua, l’economia italiana è in dissesto, all’Aquila come a Cantù e come in tante, troppe altre aree, c’è un livello di disoccupazione spaventoso, abominevole, voluto e cercato, letteralmente pianificato, perché per riuscire ad abbassare il costo del lavoro si deve prima di tutto alzare il livello di disoccupazione. E ‘grazie’ ai parametri europei dei Patti di Stabilità, siamo alla svendita del patrimonio pubblico.

In molti credono che il privato si comporti meglio del pubblico.

Ridicolo. La storia dice che in tutte le privatizzazioni italiane si sono disintegrati i servizi ai cittadini. Dovremmo ricordarci che le imprese private, che non sono il demonio, fanno legittimo profitto e nel momento in cui gestiscono un servizio pubblico, un bene comune, lo gestiscono per profitto e non per il pubblico. Posso sperare, anche se non è affatto scontato, che a Genova, città fatta di saliscendi, il pubblico non sopprima gli autobus poco remunerativi ma essenziali per i cittadini. Voglio essere chiaro: tutto ciò che di male sta accadendo in Italia, dalla ricostruzione dell’Aquila che non parte come dovrebbe, agli asili comunali rovinati dalla privatizzazione delle cooperative, alla svendita del patrimonio pubblico, dipende solo ed esclusivamente dai vincoli europei e dall'Euro.

Se si eliminassero i privilegi della casta, gli aerei da guerra, la corruzione e l’evasione fiscale?

La condizione generale del Paese non cambierebbe di una virgola.

E se si tagliasse il debito pubblico?

Idem come sopra. Uno dei Paesi più colpiti dalla crisi è la Spagna, che nel 2007 aveva un rapporto debito/pil patetico, al di sotto di quei parametri che noi in Italia dovremmo raggiungere in vent’anni di sacrifici. La crisi si spiega e si risolve se si comprende che tutte le questioni, moralmente giuste, non toccano il cuore del problema. E, per favore, smettiamola con questa storia del ‘chiedere all’Europa’ di lasciarci le mani libere. Noi siamo un Paese adulto, senza dubbio con molti problemi interni, ma in grado comunque di gestire l’economia senza vincoli economici assolutamente fasulli, truccati, che non hanno alcun valore scientifico e zero riscontri positivi nella storia. L’inflazione non è il male, il debito pubblico, se sovrano, non è il male, la spesa pubblica non è il male. Potrei andare avanti per ora.

Un luminare come Giulio Sapelli spinge per una ‘conversione’ dalla Banca centrale europea, che emette l’Euro poi comprato a pochissimo dai mercati dei capitali privati e prestato agli Stati ex sovrani, a una specie di Federal Reserve statunitense per cambiare in meglio.

Non è una strada praticabile. E si continua a camminare lontani dal problema, ma facciamo finta che sia possibile: appare una fatina buona, la Bce diventa Fed. Ci troveremo di fronte a guai più ‘moderati’, ma i guai sono gli stessi di prima. La Bce sta in qualche modo utilizzando una politica da Fed, come il piano di acquisto dei titoli di debito pubblico, la promessa di acquisto dei titoli di debito pubblico in caso di spread troppo alti, hanno calmierato i mercati, ma la sostanza non cambia ed è comunque una situazione momentanea perché non abbiamo toccato i fondamentali. I differenziali di inflazione sono ancora lì e se non ci sono i trasferimenti dai Paesi in surplus ai Paesi in deficit di bilancio, non si andrà da nessuna parte, ma non ci saranno, è folle pensare il contrario per tutta una serie di ragioni, per cui non basterebbe una fatina, ma un esercito di fatine. E poi, gli Stati Uniti sono un Paese complesso, c’è un sistema federale che funziona in un certo modo, in Europa non sarà mai così.

La soluzione?

Rompere i patti economici e dire addio all'Euro. L’Unione europea e l’Euro sono sempre stati un patto economico, non la pace tra i popoli. La strada è quella, dobbiamo tornare un Paese sovrano e con una moneta sovrana che abbia autonomia economica. Senza questo passaggio non ha alcun senso parlare di soluzioni che curano malattie che non mettono a rischio la sopravvivenza del Paese, cioè di tutti noi. L’Italia può farcela. Io sono fiero di essere italiano e sono convinto che l’Italia abbia delle potenzialità enormi.

La ‘matrigna’ europea è preferibile per tanti italiani.

La nostra classe dirigente non è certo all’altezza delle esigenze dell’Italia, ma gli italiani che non credono nel futuro del loro Paese e preferiscono affidarsi a comandi esterni si pongono in una condizione di ‘minorità’. L’ideologia filoeuropeista vince anche grazie al terreno fertile che trova qui da noi. Diverso sarebbe se si ritrovasse la consapevolezza di essere una nazione vera, adulta e capace di risolvere i problemi che ha in casa senza aver bisogno di una forza di occupazione. In sintesi, liberiamoci dall’Euro.



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