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''A SCUOLA IMITAVO LE MAESTRE E FACEVO PETROLINI'',
I 30 ANNI DI CARRIERA DEL COMICO SULMONESE CIRILLI

Pubblicazione: 02 luglio 2018 alle ore 06:30

Il comico di Sulmona Gabriele Cirilli
di

L'AQUILA - Sono passati 30 anni da quella mattina di nebbia in cui lasciò la sua Sulmona (L'Aquila) per rincorrere a Roma il suo sogno e entrare nella scuola di Gigi Proietti per fare l'attore, quel giorno con lui c'erano i suoi nonni che lo salutarono facendogli giurare che sarebbe rimasto sempre onesto.

Il protagonista di questo ricordo è il comico, attore, conduttore televisivo e caratterista originario di Sulmona (L'Aquila) Gabriele Cirilli che ha festeggiato, proprio quest'anno, il suo primo trentennale di carriera con lo spettacolo #Taleequaleameagain alla Sala Umberto di Roma.

Cirilli si definisce "un abruzzese fuori sede", che non ha mai dimenticato le sue origini, la sua terra, a partire dal dialetto, portato in scena in tanti monologhi, in cui a fare da protagonista è la tradizione, i nonni e la famiglia.

La sua passione per il palcoscenico nata sui banchi di scuola.

"Da piccolo in classe mi chiamavano Ivan il Terribile. Imitavo le maestre, facevo degli spettacoli. A 6 anni recitavo Petrolini e cantavo con la voce da tenorino perché mia nonna Concetta mi portava spesso a teatro a Sulmona a vedere le opere liriche".

Un amore vero quello per la sua terra conretizzato anche in una serie di eventi organizzati nella sua città natale, come l'ultimo, il premio Ovidiano, in programma per agosto, "con il quale vorrei portare Sulmona e l'Abruzzo in genere fuori i confini locali, con un concorso per nuovi talenti il cui tema è l'amore, un sentimento nobile che unisce sempre".

L'Abruzzo Cirilli ce l'ha nel cuore e nel dna, non ha mai smesso di frequentare la sua Sulmona, dove torna appena può, per incontrare gli amici e la sua mamma, "mia moglie Maria invece, l'ho presa straniera, è di Pratola Peligna, conosciuta ai tempi della scuola, grazie alla complicità di Anna Maria Casini", (attuale sindaco di Sulmona).

"Mia moglie è più simpatica di me. Mi aiuta a scrivere i monologhi e si occupa del management dei miei spettacoli a teatro e degli eventi. La nostra società di produzione si chiama Magamat, che sono le nostre iniziali: Maria, Gabriele e Mattia, nostro figlio".

Da abruzzese "fuori sede" Cirilli pensa davvero che la sua regione possa farcela a risolleversi, a ripartire dal turismo, ad andare avanti dopo i tanti eventi sismici e le calamità naturali che negli ultimi anni l'hanno resa tristemente protagonista.

"Adesso deve finire il tempo di piangersi addosso. Dobbiamo imparare a convivere con il fatto che siamo una regione sismica, non siamo secondi a nessuno, nè come bellezze naturali o artistiche nè per le ricchezze enogastronomiche. Abbiamo un patrimonio in mano che non sappiamo sfruttare, perchè l'Abruzzo potrebbe vivere benissimo e andare avanti puntando prevalentemente sul turismo".

"Piuttosto - aggiunge - chi ci governa, dovrebbe fare in modo che nel momento in cui si va a ricostruire, si presti molta attenzione alle fondamenta degli edifici, come in Giappone, in modo che i terremoti non creino più danni e morti".

"Gabriè devi trovà lu posto fisso" gli diceva sempre il papà, che ha cercato anche di accontentare, conseguendo prima la maturità classica e poi iscrivendosi a Lettere moderne a Roma, senza però concludere il percorso universitario.

Ma il sogno di calcare un paloscenico era davvero più forte di ogni cosa, tanto da fargli decidere di entrare al laboratorio di Arti sceniche nella capitale, da dove ha iniziato poi la sua carriera.

Un carriera poliedrica, fatta di tanta tv, conduzioni televisive e 4 libri all'attivo, in cui ha ripercorso anche i personaggi che lo hanno reso celebre, come Krusca, l'amica di Tatiana, "quell'amica mia grassa, ma talmente grassa, che se si veste di blu fa la notte".

E anche del cinema, accanto a personaggi come Paolo Villaggio in "Un bugiardo in paradiso", con Maurizio Mattioli, con cui ha girato "Buona giornata", vestendo i panni di un faccendiere originario di Cocullo, o con Massimo Boldi in "Matrimonio al Sud", cinepanettone del 2015.

"Lavorare con Maurizio è stato molto interessante. È un personaggio interprete della vera romanità di una volta, molto vicina anche al mio vissuto. Quando mi confronto con altri colleghi con esperienze diverse dalla mia, cerco di captare e osservare le loro peculiarità. Nel mio mestiere è importante avere occhi buoni, cercando sempre di rimanere se stessi e non la brutta copia di qualcun altro".

"Già da ragazzo - aggiunge - durante le lezioni a teatro, mi mettevo dietro il palco e spiavo, cercando di carpire il segreto di una mossa, di un gesto da studiare".

Cirilli ha cominciato in anni in cui c'era il contatto "reale" con le persone", quando ancora non era massiccia la presenza dei social network, oggi sostituti, a tutti gli effetti, dei rapporti umani.

"Oggi sei fico - aggiunge - se hai un profilo con tanti followers, alcuni, i più bravi, oltre ad avere un seguito, dai social sono riusciti a crearsi un mestiere. Una volta si faceva tanta gavetta, ci si confrontava, adesso ci sono gli influencer, i fashion blogger... Io ho 51 anni, e sto imparando grazie a mio figlio di 17, è una realtà dalla quale non puoi esimerti, soprattutto se sei un personaggio pubblico. Viviamo nel 2018 e siamo circondati dal boom tecnologico, le poste continuano a non funzionare e con un tweet invece arrivi in America".

Finiti i festeggiamenti per questo primo trentennio, Cirilli tornerà in tv nel programma "Tale e Quale show" per la Rai, "poi ci sono tanti progetti, ma devono ancora concretizzarsi...".

E un film sull'Abruzzo da regista e protagonista come ha fatto il collega Checco Zalone con la sua Puglia? "Perchè no, a scriverlo io non ci metto nulla, ho già le idee, non è una cosa di facile realizzazione, sarebbe bellissimo, un regalo alla mia terra, che mi ha visto nascere e che mi ha dato le ali con le quali cerco di andare avanti!!".



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